Ronaldinho. Il ragazzino, il mago e il campione

Un po’ di storia del “Piccolo Ronaldo”.

 

Il ragazzino.

Ronaldo de Assis Moreira nasce in uno dei quartieri più pericolosi e difficili del Brasile.

Joao Moreira, il padre di Ronaldinho, aveva inseguito il sogno di giocare a calcio, ma la vita da quelle parti illumina pochi e lascia tutti gli altri nell’ombra. Joao prese a fare il saldatore, poi sposò Miguelina De Assis, una ragazza che vendeva cosmetici nei vicoli di Porto Alegre.

Ronaldinho Gaúcho, com’è chiamato oltreoceano, inizia piccolissimo ad incantrare chi, per caso, passava vicino i campetti improvvisati o chi semplicemente camminava lungo la Praia de Ipamena.

Il mago.

Aveva solo 13 anni quando in una partita locale segnò 23 goal ed i media cominciarono a parlare di lui. 3 anni più tardi Ronaldinho vinceva il mondiale under-17 in Egitto. Poi il Gremio e l’allenatore che cambiò la vita a tutta una generazione di fenomeni, Luiz Delipe Scolari.

Quando il talento è così cristallino e quando riesci, essendo semplicemente te stesso, ad incantare sessantamila persone ad ogni tocco di palla, allora il destino riesci a muoverlo dove vuoi tu, facendolo rotolare e calciandolo nei set delle porte più importanti del Sud America e d’Europa.

Tutta Europa voleva il ragazzino che a 19 anni aveva fatto vincere la Coppa America al Brasile. Lui scelse il PSG. Per qualcuno fu una scelta sbagliata, per altri la decisione giusta per crescere. Probabilmente non sarebbe cambiato niente.

Nel 2002 vince il mondiale con la casacca verdeoro ed appena un anno dopo è titolare inamovibile nello scacchiere del Barcellona. La formazione blaugrana è devastante e giovanissima: Ronaldinho, Eto’o e Messi, giusto per citarne alcuni. Non ci furono dubbi né proteste quando il pallone d’oro del 2005 finì nelle sue mani.

Il campione.

Il 19 novembre 2005 c’è Real Madrid – Barcellona. Ronadinho firma due dei tre goal. Ciò che accade al secondo goal ha del magico: tutto il Santiago Bernabeu si alza e comincia ad applaudire Ronaldo de Assis Moreira, l’illusionista di Porto Alegre che stava incantando il mondo intero. Quello stesso stadio aveva regalato questa gioia soltanto ad un altro calciatore del Barcellona, Diego Armando Maradona.

E mentre tutti lo osannavano come miglior calciatore del mondo, lui rispondeva: Non mi sento nemmeno il migliore nel Barcellona. E se qualcuno ha pensato alla modestia, non ne conosce l’umiltà, se altri hanno pensato alla poca autostima, non ne conoscono la lungimiranza. Ronaldinho stava crescendo e vedeva crescere uno dei giocatori più grandi della storia, probabilmente il più grande. Messi diventava più forte ogni giorno. E in poco tempo gli prese la numero 10, e gli prese la fascia e le attenzioni. E anche qui, se a qualcuno può venire in mente un risentimento o dispiacere, allora non conosce il sorriso di Ronaldinho Gaúcho.

Marco Maraziti Written by: