MASSIMO TAIBI, LO UNITED E LA SUA RIVINCITA

La breve storia triste di Taibi, un italiano all’estero

 

Gli italiani che finiscono, volenti o nolenti, a giocare in Premier League hanno sempre un occhio di riguardo da parte di tutti nel belpaese. Sarà perché non siamo abituati ad avere molti compaesani così richiesti all‘estero, o forse per un pizzico di orgoglio nazionale che ogni tanto ci assale, chissà… Fatto sta che è difficile non interessarsi, almeno il lunedì, alle prestazioni di quegli esiliati, andando a rivedere i loro gol e le loro giocate su YouTube se necessario. Beh, certo, quello inglese ora come ora è anche il campionato più affascinante del mondo, quello più sponsorizzato, quello più “commerciale”, è quindi normale che faccia piacere vedere un italiano far bene lì. Come ci si può scordare dei gol di “Magic box” Zola o di quelli di “Penna bianca” Ravanelli? Indimenticabili anche e soprattutto per gli inglesi. Ci si sente persino un po’ fieri a ripensare a quei ragazzi che facevano letteralmente impazzire i propri supporters a suon di reti. Per non parlare poi di Sir Claudio Ranieri che con il suo Leicester ha dato lezioni di calcio praticamente a tutti lassù, in Inghilterra. Ma, ahimè, tra questi avventurieri ci sono state anche parecchie meteore, meteore come Rolando Bianchi o come Massimo Taibi. Ed è ripensando a quest’ultimo che a chiunque – probabilmente anche a chi non ha fatto in tempo a vederlo giocare – verranno in mente due immagini ben precise: il suo leggendario gol con la maglia della Reggina e quella maledetta papera in un Manchester United – Southampton del 1999, due giocate che hanno letteralmente fatto il giro del mondo; quasi sicuramente il punto più alto e quello più basso del Taibi giocatore. Quei due episodi rappresentano forse il riassunto più breve possibile della sua carriera: un portiere capace di grandi cose in Italia ma che non riuscirà a sfruttare la grande occasione, quella per sfondare in un top club, facendo ingiustamente la figura dell’inetto, di quello che si è trovato lì per caso.

Anche se allo United giocò solo quattro partite e anche se sarebbe più lusinghiero parlare della sua intera carriera, quella piccola esperienza britannica merita, sia per le circostanze in cui avvenne che per i fatti che si verificarono, di essere raccontata. E’ pur sempre una storia.

Estate 1998

Il portiere palermitano classe 1970 si ritrova, nell’estate del 1998, al Venezia, dopo essere stato sedotto e abbandonato per la seconda volta dal Milan, che gli preferisce Sebastiano Rossi – pur avendolo schierato in campo come titolare nella prima metà del campionato ‘97 – ‘98 -. I lagunari in quella stagione sono autori di una straordinaria cavalcata verso la salvezza, resa possibile anche dalle ottime prestazioni del portierone siciliano. Taibi diventa senza dubbio uno degli eroi locali – insieme a gente del calibro di Recoba e Maniero, per citarne alcuni – ma nessuno sarebbe mai riuscito a immaginare la svolta che avrebbe preso di lì a poco la sua carriera.

Nel cuore dell’Inghilterra infatti un‘era stava volgendo al termine, quella dello strepitoso Manchester United degli anni ‘90; l’era di Eric Cantona, di Andy Cole, dei giovanissimi Scholes, Giggs e Beckham, tutti quanti sempre agli ordini di un unico comandante: l’eterno – o quasi – Sir Alex Ferguson. Peter Schmeichel fu senza dubbio un pezzo da novanta nonchè una colonna portante di quel Manchester pluriblasonato; il titolarissimo portiere danese valeva quanto un‘assicurazione sulla vita da quelle parti ma nell’estate del 1999 Peter, a 35 anni suonati, viene ceduto allo Sporting Lisbona dopo nove anni di onorato servizio ed il Manchester, anche a causa degli infortuni delle seconde scelte Bosnich e Van der Gouw, è ufficialmente in cerca di un sostituto.

Una svolta inaspettata

Se in un’afosa serata veneta dell’estate del ‘99 Massimo Taibi si fosse ritrovato, in un locale, con degli amici e qualcuno gli avesse detto che il Manchester United era interessato a lui probabilmente si sarebbero fatti tutti una gran bella risata, Massimo compreso. A volte però le dinamiche che regolano il mondo del calcio rimangono a noi oscure, e non serve a nulla chiederci il perché di determinati avvenimenti, certe cose succedono e basta. Ecco, quello che avvenne allora può confermare a pieno questa teoria. Sir Alex infatti, in uno degli ultimi giorni di calciomercato, decide di chiamare proprio Taibi alla sua corte.

A causa di una questione burocratica legata alla data in cui il contratto venne firmato Massimo non potrà essere schierato in Champions quell‘anno, ma per lui che veniva da un’insperata salvezza va già bene così, giocare per quella maglia è la realizzazione di un sogno.

E fu così che Massimo si ritrovò a difendere i pali di una delle squadre più titolate del mondo, oltretutto fresca fresca di “treble” (avendo vinto F. A. Cup, Premier League e Champions nel ‘98 – ‘99). In pochi lo conoscono ma le aspettative nei suoi confronti sono tante, considerando anche che Ferguson spese 4,4 milioni di sterline (ben 18 miliardi di lire) per aggiudicarselo.

L’inizio del sogno

Taibi prende il numero 26 e intanto si prepara alla sua prima partita, che non è niente di meno del “the classic”, Manchester United – Liverpool, semplicemente le due squadre inglesi più vincenti in Premier e in Europa. La data è l’11 settembre del 1999, il luogo è Anfield. La partita inizia subito ad alti ritmi e il Manchester si ritrova sopra due a zero dopo soli 18 minuti, grazie ad un autogol di Carragher e ad una capocciata di Andy Cole. Ma solo cinque minuti dopo un’uscita sconsiderata di Taibi su una punizione dai 40 metri del Liverpool permette a Hyypia di segnare a porta vuota, Facendo tornare in partita i “Reds”. Un esordio terribile, potrebbe già sembrare l’inizio della fine ma Massimo decide di non lasciarsi scoraggiare e di continuare a giocare come sa, compiendo anche un’ottima parata su Berger qualche minuto dopo. Intanto il match continua e al 44’ un altro goffo autogol di Carragher (quasi fantozziano) riporta il Manchester a distanza di sicurezza.

Nella ripresa i Red Devils subiranno il gol del 2 – 3 da parte di Berger ma grazie ad una serie di parate decisive di Taibi riusciranno comunque a portare a casa i tre punti. La sua prestazione varrà anche a Massimo il titolo di “man of the match”. L’errore iniziale è quindi presto dimenticato e il numero 26 è già benvoluto dai suoi tifosi; in poche parole: il sogno continua.

La seconda partita di Massimo è un blando ed inatteso 1 – 1 contro il Wimbledon ad Old Trafford, match in cui i Red Devils vengono salvati solo a 17 minuti dalla fine da una rete del tedesco Cruyff.

L’inizio della fine

Nella giornata seguente però è il Southampton a presentarsi al “teatro dei sogni”, un incontro che sembra ben alla portata degli uomini di Ferguson. L’inizio però non è dei migliori, infatti sono i Saints a sbloccare la partita grazie ad una giocata da vedere e rivedere del lettone Pahars, che ridicolizza Staam con un tunnel (sì, proprio così) e deposita il pallone all’altezza del primo palo a tu per tu con Taibi. Al 34’ e al 38’ però una zampata di Sheringham e un’incornata di Yorke a porta vuota rimettono la partita sui giusti binari. E’ nella ripresa però che accade l’irreparabile: al 51’ il subentrato Le Tissier (non proprio il primo che passa) effettua un tiro debole e centrale dalla distanza. Taibi si accovaccia per bloccare la più facile delle conclusioni ma, una volta che il pallone gli arriva addosso se lo lascia sfuggire, facendolo rotolare prima tra le braccia e poi sotto le gambe e concedendo uno dei gol più inaspettati della storia. Le Tissier alza le braccia al cielo incredulo mentre Massimo, stranito da quanto appena accaduto, si pulisce gli scarpini senza un apparente motivo, quasi a voler dar loro la colpa di quello psicodramma. Tutti i tifosi presenti allo stadio, sconvolti, si portano le mani alla testa, incapaci di accennare qualsiasi altro tipo di reazione. Alla ripresa del gioco i cameraman indugiano su Massimo che si guarda intorno con espressione amara, triste, probabilmente arrabbiato con sé stesso. Credo che solo un portiere, a qualsiasi livello esso giochi, possa capire cosa si prova in quei momenti. E’ una risposta automatica la demoralizzazione, la voglia di sentire al più presto il triplice fischio per tornarsene a casa, soprattutto se stai giocando di fronte a 75 mila spettatori. Lì per lì ci si sente inadatti, superflui, soprattutto per non essere riusciti a ripagare la fiducia di allenatore e compagni, i quali provano sempre a consolare lo sciagurato di turno, compiendo però un‘azione di un‘inutilità rara. difficilmente Taibi sarà riuscito a prendere sonno quella notte, tormentato da quella velleitaria conclusione che, oltretutto, gli costerà il soprannome non proprio lusinghiero de “il cieco di Venezia”, affibbiatogli dai tifosi inglesi che tutt’ora lo ricordano così.

Comunque, tornando ad Old Trafford, la partita continua in un’atmosfera surreale e fortunatamente Yorke, al 64’, riesce ancora una volta a mettere le cose a posto concludendo una bella azione manovrata, 3 – 2 United. Sembra la svolta di un match fin troppo sofferto ma la partita è tutt’altro che finita: un errore in fase di disimpegno di Silvestre permette a Le Tissier di ricevere un assist al bacio e segnare a porta sguarnita, pareggiandola. Il risultato finale sarà quello di 3 – 3 e al Manchester non resterà altro da fare se non piangersi addosso, al termine di un match condito da troppe leggerezze individuali contro una formazione tutt’altro che irresistibile.

La partita successiva è contro il Chelsea, a Stamford bridge. Lo United, spento e deluso dai risultati ottenuti nelle ultime due giornate, ci arriva nel peggiore dei modi ed il brutto momento della squadra e di Taibi sono chiari fin da subito. Infatti dopo soli 27 secondi dal fischio d’inizio un’altra uscita a vuoto del portiere siciliano permette a Poyet di sfruttare un lancio dalla trequarti appoggiando il pallone di testa verso una porta ormai vuota. Inizio melodrammatico per chiunque, figuriamoci per Massimo che ormai non sembra più lo stesso.

La partita avrebbe ancora tanto da dire ma gli uomini di Ferguson non sono nelle condizioni psicologiche giuste per ribaltarla e, inevitabilmente, solo un quarto d’ora dopo Sutton porta i Blues sul 2 – 0 grazie ad una bella incornata che permette al pallone di infilarsi dolcemente sotto l’incrocio dei pali. Il Manchester intanto non c’è praticamente più e decide di farsi anche male da solo: al 23’ Butt reagisce con una ginocchiata ad un precedente fallo di Wise, tutto ciò a meno di un metro dal direttore di gara che non può far altro che espellere l’inglese. Il secondo tempo è solo il completamento di una disfatta preannunciata. Al 54’ un tap-in di Poyet porta il match sul 3 – 0 e solo cinque minuti dopo un nefasto intervento in scivolata di Berg gli costa un autogol di ottima fattura. All’81’ arriva anche il quinto gol del Chelsea, opera di Morris. Una decina di minuti dopo invece la partita termina e Taibi, insieme al Manchester tutto, ringrazia.

Sarà quella terribile manita l’ultimo ricordo di Taibi con la maglia dello United. Da quel momento purtroppo l’italiano non vedrà più il campo per espressa decisione di Ferguson che gli preferirà l’australiano Bosnich, facendolo retrocedere, in più occasioni, addirittura al grado di terzo portiere (portando in panchina il collega Van Der Gouw al suo posto).

E’ da segnalare però la conquista, in quei pochi mesi di United, della Coppa Intercontinentale da parte del siciliano. Il Manchester infatti il 30 novembre del ‘99 batterà i detentori della Coppa Libertadores del Palmeiras a Tokyo per 1 – 0 grazie ad una rete del granitico Roy Keane, aggiudicandosi il titolo.

Anche se la conquistò da secondo portiere mi piace credere che quella coppa probabilmente rappresenta ancora un bel ricordo di quella strana esperienza per Massimo e, se così non fosse, avrebbe pur sempre una storia da raccontare.

La rinascita

Comunque millennio nuovo, vita nuova. Nel gennaio del 2000 Taibi decide di tornarsene in Italia, a Reggio Calabria. Mentre Massimo muoverà i primi passi con la sua nuova squadra lo United intanto continuerà la corsa al titolo d’Inghilterra che vincerà, con addirittura 18 punti di vantaggio sull’Arsenal secondo.

Naturalmente qualsiasi appassionato di questo sport non può non provare un pizzico di rimpianto pensando a quello che sarebbe potuto essere ma non è stato, ma tant’è. Certo, c’è anche il rammarico per quelle ingiuste figuracce a cui ormai è indissolubilmente associato il suo nome oltremanica, tanto che il Times, senza considerare minimamente il resto della sua carriera, lo inserirà al primo posto nella classifica dei peggiori portieri della storia della Premiership.

Come spiegherà lui stesso però la decisione di lasciare la Premier non fu influenzata solo dal modo in cui si era giocato le sue carte, ma anche da fattori esterni:

«Esperienza breve e straordinaria. Vita diversa, lingua diversa, però mi ero ambientato benissimo. Ma dopo quattro mesi ebbi un gravissimo problema familiare e non ebbi la lucidità di affrontarlo in Inghilterra. Mi ero separato, mia moglie era andata via con i bambini e preferii tornare in Italia per ricucire. Avevo fatto quattro partite: due ottime, due meno, ma un portiere non puoi giudicarlo in così poco tempo. Per una questione di date non ho potuto giocare la Champions, ma ho rescisso il contratto, ci ho rimesso tanti soldi e sono passato per uno che aveva fallito. Ferguson ha cercato di convincermi, di dissuadermi, ma lui è un vendicativo, non me l’ha perdonata».

A Reggio Calabria Taibi rimarrà fino all’estate del 2001, giocando 52 partite in la maglia amaranto e diventandone persino il capitano. Anche se la stagione 2000 – 2001 terminerà con la retrocessione dei calabresi – che perderanno lo spareggio con l’Hellas che totalizzò gli stessi punti – quell’esperienza segnò la rinascita di Taibi che giocò con continuità, ritrovando sicurezza. Il simbolo di quel nuovo-vecchio Taibi fu senza dubbio il gol all’Udinese del 1° aprile 2001. Il match è inchiodato sullo 0 – 1 quando, all’88’, viene assegnato un calcio d’angolo per la formazione calabrese. Taibi decide di fregarsene di tutto e tutti e dopo 90 metri di corsa si ritrova nell’area avversaria, a saltare, insieme ai suoi compagni. Il corner battuto dal portoghese Mamede è teso sul primo palo dove Taibi, sovrastando il suo marcatore, insacca il pallone alle spalle di un incolpevole Turci. 1 -1 e Granillo in delirio. Massimo si mette a correre in stato confusionale indicando qualcuno e, poco dopo, viene sommerso dai suoi compagni a dir poco increduli. Quel gol da centravanti puro oltre a dare un punto fondamentale ai suoi permise anche a Taibi di entrare a pieno titolo nella storia del calcio italiano, diventando il secondo portiere – insieme all’altro siciliano Michelangelo Rampulla – a segnare su azione in Serie A. E voglio pensare che quel giorno, dopo quella folle esultanza, una volta tornato in porta gli siano tornati in mente gli orrori di Manchester, come in un lontano ricordo, come in un film, e che abbia pensato che in fondo tutto quello che aveva sempre voluto era lì, non così lontano da casa sua, a Reggio Calabria e più precisamente al Granillo.

Roberto Perego Written by: