Le rimonte più famose della Champions League

Le rimonte in Champions hanno un altro sapore. E quella della Roma, magica, è solo la più recente

 

Clamoroso al Riazor. Milan-Deportivo

Nella primavera del 2004, il Milan doveva essere abbastanza soddisfatto del sorteggio dei quarti di finale di Champions League: il Deportivo La Coruña era un’ottima formazione, aveva appena eliminato la Juventus, ma non era il Real Madrid e, soprattutto, il Milan era una squadra straordinaria.

La partita di andata, giocata a San Siro, aveva dato conferma di queste premesse. Dopo l’iniziale vantaggio degli spagnoli, firmato da Pandiani, il Milan era riuscito a vincere la partita per 4:1, con una doppietta di Kakà, un gol di Shevchenko e uno di Pirlo.

La partita di ritorno

Il ritorno al Riazor di La Coruña non sembrava poter riservare sorprese. Nel calcio, però, ci sono partite in cui davvero tutto diventa possibile. All’intervallo, il Deportivo aveva già ribaltato il risultato e si trovava virtualmente in semifinale. I gol di Pandiani, Valeron e Luque avevano steso i rossoneri.

Al Milan bastava comunque una sola rete per rimettere le cose a posto e c’era ancora un intero tempo da giocare. Quella, però, era la notte del Depor. Alla mezz’ora del secondo tempo, grazie a una fortunosa deviazione, Fran trovò la via del 4:0. In un’atmosfera da sogno (o da incubo, dipende dai punti di vista), la partita si concluse con il passaggio del turno del Deportivo.

Le parole di Seedorf e Pirlo

La partita del Riazor è un doloroso ricordo per i calciatori che quella sera vestivano la maglia del Milan. Fra questi c’era Clarence Seedorf, che oggi, per uno strano scherzo della vita, guarda ogni settimana le immagini di quella notte da incubo. Da allenatore del Deportivo, attraversa ogni domenica il tunnel che porta al terreno del Riazor, circondato dalle fotografie di quella partita.

La Champions League di quell’anno è stata strana e bella. Il Porto, guidato da un giovane Mourinho, è diventato campione d’Europa, dopo aver vinto la Coppa UEFA nella stagione precedente.

Seedorf è convinto che, se il Milan non fosse incappato in quell’infausta serata a La Coruña, il Porto non avrebbe vinto il trofeo e Mourinho non avrebbe fatto la grande carriera che poi ha fatto.

Andrea Pirlo, invece, ha voluto gettare ombre sull’impresa del Riazor. Nella sua autobiografia ha addirittura insinuato che i calciatori del Deportivo abbiano fatto uso di doping.

Oltre i rimpianti e le polemiche rossonere, il Deportivo ha compiuto una rimonta memorabile contro il Milan forse più forte del primo decennio di secolo. Sarebbero passati tredici anni prima di un’impresa ancora più grande. Agli ottavi di Champions League, il Barcellona aveva perso la gara d’andata contro il Paris Saint-Germain per 4:0.

Remuntada. Barcellona-PSG

All’andata, il PSG aveva letteralmente preso a pallonate il Barcellona. Quattro reti di distacco sembravano sufficienti per non correre rischi al Camp Nou. I catalani, però, amano una parola: remuntada. Nel 2010, per la prima volta, questo termine è arrivato in Italia. L’Inter aveva vinto la semifinale di andata per 3:1, ma a Barcellona non si erano ancora arresi. Nei giorni prima della partita di ritorno, la parola più diffusa fra i tifosi, i calciatori e i giornalisti spagnoli era remuntada, tanto ostentata da inondare anche le pagine dei giornali italiani. Quella volta fallirono: l’Inter resistette e a fine stagione diventò campione d’Europa. La parola, però, rimase nel lessico dell’ambiente blaugrana, pronta a essere rispolverata a ogni situazione opportuna. Fu così nel 2013, quando i catalani furono sconfitti all’andata per 2:0 dal Milan. Una settimana di remuntada in ogni frase e novanta minuti per il 4:0 che li portò avanti nella competizione.

La sfida del Camp Nou

Così, dopo la batosta di Parigi, il Barcellona si preparava a cercare un’impresa mai riuscita a nessuno. Esperti di remuntade, fallite o riuscite che fossero, i catalani non si diedero per vinti. Quando Luis Enrique dichiarò che il Barça avrebbe potuto segnare anche sei gol al PSG, non lo disse per formalità.

Nella cornice di un Camp Nou gremito, Suarez incanalò subito sulla via giusta la partita della squadra catalana. Un gol dopo soli tre minuti di gioco era necessario per poter sperare nell’autentico miracolo della rimonta. Contribuì gentilmente alla causa anche il difensore del PSG Kurzawa, che al 40′ fece carambolare la palla nella propria porta. A inizio ripresa un calcio di rigore di Leo Messi portò il risultato sul 3:0.

L’impresa ora sembrava alla portata. A gelare le speranze degli spagnoli fu Edinson Cavani, che al 62′ riportò l’ordine a Barcellona. Un deluso tifoso olandese del Barça lasciò gli spalti dopo quel gol, condannandosi per la vita al rimorso di essersi perso quello che stava per succedere. Luis Enrique aveva detto che i gol sarebbero potuti essere sei…

Tre gol in sette minuti

Al minuto 88, in pochi credevano ancora nella remuntada. L’unico che in campo sembrava non aver ancora mollato era Neymar, che prese il pallone per calciare una punizione dal limite. Nessuno gli contese il tiro. Il brasiliano calciò verso l’incrocio dei pali, il portiere Trapp non si buttò su un pallone che forse poteva raggiungere, che invece finì in rete. Servivano altri due gol.

I catalani si affidarono poi alla più diffusa tecnica da usare nei momenti di disperazione: il lancio in avanti. Uno di questi fu indirizzato verso Suarez, che dopo un lieve contatto in area cadde, procurandosi un calcio di rigore. La paura aveva cominciato a far tremare le gambe ai calciatori parigini, ma non a Neymar che con freddezza spiazzò Trapp. Era il 91′.

Un ultimo lancio della disperazione al 95′ fu deviato in rete da Sergi Roberto, che in un clima surreale completò una rimonta impensabile. Un gol all’ultimo secondo che ha chiuso una partita destinata a vivere nel ricordo di tutti coloro che vi hanno assistito.

 

Un momento indimenticabile per i tifosi catalani, conclusosi incredibilmente senza ricoveri d’urgenza in ospedale, nonostante le emozioni forti della gara.

Un ricovero in ospedale c’è stato invece a Parigi, dove Thiago Motta ha investito un tifoso durante la contestazione, al rientro della squadra in aeroporto.

Bombón. Roma-Barcellona

La terza grande rimonta è quella della Roma contro il Barcellona.

Dopo il sorteggio, i giornali spagnoli ci hanno inflitto un’altra parola del loro repertorio, definendo l’estrazione della Roma con il Barça un bombón (“dolcetto”). Il risultato dell’andata (4:1) ha dato ragione alla presuntuosa affermazione del giornale Sport. Solo il risultato, visto che in campo la Roma ha messo in difficoltà il Barcellona, segnando un gol che poi sarebbe risultato fondamentale ai fini della qualificazione.

La presunzione nel commentare le possibilità di rimonta dei giallorossi non è mancata neanche al dirigente catalano Pere Rodriguez, che a margine di un incontro dell’ECA, a Spalato, ha dichiarato: “Abbiamo un 4:1 dalla partita d’andata e nessuno al mondo può ribaltare questo risultato contro il Barcellona“.

Un boccone amaro

La dichiarazione oggi fa sorridere, visto che sappiamo com’è andata. La Roma ha giocato una partita perfetta segnando tre gol senza subirne, davanti a un Olimpico pieno di gioia. Džeko ha acceso la serata dopo pochi minuti. Poi diverse occasioni, fino al calcio di rigore procurato ancora dall’attaccante bosniaco a inizio ripresa e trasformato da De Rossi. All’82’ Manolas ha insaccato un cross da calcio d’angolo di Cengiz Under: un’inedita combinazione turco-greca che ha dato il via alla grande festa romanista. Brivido finale con Messi a tu per tu con Alisson, ma l’argentino ha solo appoggiato il pallone nelle mani del portiere della Roma. Giallorossi in semifinale di Champions dopo 34 anni e blaugrana tanto delusi per quel dolcetto che alla fine gli è andato di traverso.

La gioia di James Pallotta e la finale del 1984

Di Francesco ha saputo cambiare con successo la formazione della propria squadra. Decisiva la presenza di Schick e Nainggolan in attacco per permettere a Džeko di avere maggiore spazio e affrontare uno contro uno i difensori avversari, come sottolineato da James Pallotta negli ultimi momenti di lucidità prima del tuffo nella fontana di Piazza del Popolo. Finalmente un bagno di folla per il presidente americano, che per mesi è stato criticato dall’ambiente romanista. In semifinale i giallorossi affronteranno il Liverpool, con l’occasione di riscattare la sconfitta ai rigori della finale del 1984.

Un’altra impresa è possibile

L’andata a Anfield è una mazzata per la Roma: un 5-2 severissimo, con l’ex Salah sugli scudi. In vista del ritorno in Italia 3 reti di scarto sembrano difficili da recuperare, ma durante la settimana le parole di mister Di Francesco e dei suoi ragazzi sono state chiarissime: sul prato dell’Olimpico la Roma venderà cara la pelle, e si arrenderà soltanto dopo il triplice fischio. E chissà che noi non saremo chiamati ad aggiornare questa piccola lista di incredibili rimonte… D’altronde proprio le partite di cui vi abbiamo raccontato ci insegnano che nel calcio tutto può succedere.

 

Dino Huseljic Written by: